INTERPELLANZA

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BERTACCO- Al Ministro dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo.

Premesso che:

– in data 9 marzo 2016, con Nota Prot. 3254, la Direzione Generale Spettacolo del Ministero in indirizzo ha chiesto alla Fondazione Arena di Verona di fornire chiarimenti ed elementi conoscitivi aggiornati sulla gestione del Teatro e di trasmettere un pre-consuntivo dell’esercizio 2015;

– in data 14 marzo 2016, il Sovraintendente della Fondazione -dott. Girondini- con prot. N. 923, ha trasmesso quanto richiesto con allegato il bilancio di previsione 2016 fornendo elementi informativi circa l’aumento della produzione 2015 e la contestuale riduzione dei costi tale da prevedere un utile di esercizio pari a 126.590 €;

– in data 21 marzo 2016, con Nota n. 3600, la summenzionata Direzione spettacolo ha risposto che tali previsioni non risultassero assistite da adeguate dimostrazioni e ha rilevato che, oltre alla perdita superiore ai 6 milioni di euro del 2014, si registrasse una ulteriore riduzione del patrimonio disponibile sino al valore di 9.034.147 milioni di euro;

– la negatività del risultato patrimoniale è stata confermata all’interno del bilancio pre-consuntivo 2015, nel quale si attestava il valore negativo di 8.907.556 milioni di euro;

– la predetta Direzione, nell’evidenziare gli elementi critici sovra descritti e le perplessità espresse dal Collegio dei Revisori nella seduta del 22 febbraio 2016 sulla consistenza di voci del bilancio previsionale, ha infine chiesto alla Fondazione di fornire, entro dieci giorni, atti formali volti ad assicurare la copertura della perdita dell’esercizio 2014 che ha leso il valore del patrimonio, nonché eventuali deduzioni;

– in data 7 aprile 2016, con nota Prot. Sovr. N. 4/2016, il Sovraintendente summenzionato e l’allora Presidente della Fondazione – Sig. Flavio Tosi- hanno specificato una serie di entrate aggiuntive: Contributo straordinario del Comune di Verona di 3 milioni di euro per l’esercizio 2015/2016; Erogazioni liberali ammontanti a 2 milioni di euro da AGSM; Conferimento di immobili da parte del Comune per 7,6 milioni di euro e Avvio rinegoziazione del debito;

– sulla base di quest’ultima nota sembrerebbe che la situazione fosse in fase di risoluzione mentre, nel pomeriggio della medesima giornata, il Consiglio di indirizzo della Fondazione ha richiesto la messa in liquidazione coatta per stato di grave insolvenza e liquidità finanziaria;

– difatti, con decreto ministeriale n. 205 del 15 aprile 2016 il Ministero in indirizzo, ritenuta grave la situazione economico-finanziaria della Fondazione Arena di Verona e tale da pregiudicare l’interesse pubblico istituzionale della realizzazione della imminente stagione 2016, ha decretato il commisariamento straordinario e contestualmente lo scioglimento del Consiglio di Indirizzo, dell’incarico del Sovrintendente e del Direttore Artistico;

– il mandato di Commissario Straordinario è stato conferito a Carlo Fuortes -già Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma fino al 2 marzo 2020- il quale ha ricevuto il compito di assicurare il regolare svolgimento della stagione areniana 2016 e di verificare, alla luce dell’effettivo stato economico-finanziario e patrimoniale della Fondazione, la sussistenza delle condizioni per aderire al percorso di risanamento di cui all’art.11 della legge 7 ottobre 2013, n. 112 recante ” Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo”;

considerato che:

– il Commissario straordinario, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare quanto più possibile la stabilità del posto di lavoro, ha stabilito di implementare forme flessibili di gestione dell’organizzazione, con la conseguente previsione della sospensione temporanea dell’attività produttiva per un limite temporale pari a 52 giornate lavorative annue e con la conseguente rimodulazione dell’orario di lavoro;

– tutto ciò è stato proposto nell’ottica di armonizzare la realtà organizzativa aziendale con la situazione di crisi economico-finanziaria in premessa descritta con le effettive esigenze produttive e di servizio, e al fine di realizzare l’indispensabile risanamento di bilancio evitando la liquidazione della Fondazione. Le azioni strutturali dovrebbero complessivamente garantire l’equilibrio di bilancio, attraverso la riduzione del costo complessivo del personale pari a 4 milioni di euro, raggiungibile tramite le azioni inderogabili di cui all’art. 11 comma 1 lettere c) f) e g) della summenzionata Legge n. 112/2013;

– inoltre, per il periodo 2016-2018, risultano indispensabili le azioni strutturali sotto riportate:

la sospensione dell’intera attività produttiva della Fondazione, con conseguente chiusura collettiva della stessa, per un periodo di 52 giorni lavorativi per ciascun anno, a decorrere dal 1° ottobre 2016 fino al 31 dicembre 2018;

            detta sospensione riguarderà tutto il personale occupato, con eccezione delle figure professionali addette a garantire le attività minime indispensabili per il prosieguo dell’attività amministrativa, commerciale e la tutela del patrimonio;

la rideterminazione della pianta organica di fatto esistente al 31 dicembre 2015 con la riduzione delle risorse appartenenti all’area tecnico amministrativa tramite la ricognizione del personale individuato ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 11, comma 1, lettera c) e comma 13 della legge 7 ottobre 2013, n. 112 nell’arco del triennio 2016-2018, in possesso dei requisiti pensionistici ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 72, comma 11, del Decreto legge n.112/2008, oltre all’utilizzo del collocamento a riposo per raggiungimento del limite massimo di età di tutte le risorse anche appartenenti all’area artistica secondo la normativa vigente;

la cessazione dell’attività del corpo di ballo stabile. A tal fine, prima di avviare la procedura di cui agli artt. 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, la Fondazione si impegna a dar corso ad una campagna di incentivazione all’esodo del personale interessato, anche attraverso forme di accompagnamento al raggiungimento della finestra pensionistica;

la ristrutturazione e la conseguente riduzione del management dell’Azienda con inserimento di una nuova politica di sviluppo meritocratico e di responsabilità individuale legata al raggiungimento di obiettivi vincolati dal Piano di risanamento;

l’adozione di qualsivoglia azione volta alla razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse interinali nel rispetto delle professionalità ed infungibilità delle mansioni stesse e delle funzioni specifiche, previa verifica e ricorso alle professionalità esistenti nell’ambito dell’attuale personale dipendente a tempo indeterminato;

tenuto conto che:

gli interventi previsti dalla proposta del Commissario Fuortes, per il piano di risanamento della Fondazione Arena, si basano sostanzialmente su due pilastri fondamentali per quanto concerne il taglio della spesa: chiusura dell’attività per due mesi all’anno e, parallelamente, la dismissione del Corpo di Ballo stabile;

– su quest’ultima proposta è necessario eccepire e contestare come, quanto dichiarato dal predetto Commissario, non sia verosimile ovvero che l’insostenibilità economica del Corpo di Ballo sia legata all’attività storica di quest’ultimo;

– se la più volte menzionata legge n. 112/2013 ha previsto un risanamento ed un rilancio delle attività culturali, questo lo si dovrebbe attuare attraverso una maggiore produttività e produzione delle tipologie a disposizione. Tagliarne immotivatamente una -a prescindere- va contro i principi enunciati dalla legge medesima;

– il teatro non è un azienda redditizia perciò il suo scopo non è quello di distribuire dividendi ma produrre azioni, ovvero promuovere le arti ed educare la collettività: proprio il Corpo di Ballo, con la sua attività, formerebbe una moltitudine di giovani alla magia del balletto, che nei dati SIAE 2014 ha visto un incremento pari al 12 %;

– giova ricordare che il Corpo di Ballo della Fondazione Arena è attualmente composto da 22 ballerini stabili, e che le ultime produzioni del Corpo di Ballo sono state rappresentate da “repertori d’autore”, rivisitati dal coreografo, quali “Schiaccianoci à la carte, Serata Stravinsky, Lago dei cigni ecc…“, ed hanno prodotto dei ricavi medi pari a 10.000 € a serata che, replicati circa 4 volte a spettacolo, non sono stati sufficienti per ammortizzare i costi ma hanno ugualmente generato introiti per le casse della Fondazione con partecipazione di pubblico, soprattutto giovani, pari a quella della lirica;

– le potenzialità, i vantaggi e l’immagine che una Fondazione Lirico-Sinfonica acquisisce con l’attività del proprio Corpo di Ballo si evidenzia sulla base di più parametri: il punteggio attribuito al balletto per la ripartizione del 50 % di quota FUS, sia superiore al doppio del punteggio conferito all’attività corale e concertistica; la spesa al botteghino per le diverse tipologie di spettacolo rilevate dalla SIAE, indicano il balletto quale unica attività in controtendenza con un +14 % nell’anno 2014; l’attività di balletto risulta altamente competitiva economicamente non solo rispetto all’opera lirica ma anche rispetto al rapporto tra costo di produzione/punti FUS e Costo del Personale/punti FUS rapporto analizzati anche dagli uffici ministeriali preposti alla verifica dei piani di risanamento di cui alla Legge “Bray”;

– il Corpo di Ballo dell’Arena di Verona ha sempre ottenuto affluenze di pubblico pari o superiori rispetto a quelle dell’opera lirica; a titolo esemplificativo nel triennio 2002-2004 presso il Teatro Filarmonico, che ha capienza di 1200 posti, furono realizzate le seguenti produzioni con le relative medie di spettatori: “Don Chisciotte” spettatori 899, “Giselle” spettatori 747, “La Bella Addormentata” spettatori 1015, “Lago dei Cigni” spettatori 1019, oltre ad una produzione accoppiata alla lirica “Pagliacci Zorba” con 1132 spettatori;

– da notizie in possesso dell’interrogante, il Corpo di Ballo stabile della Fondazione Arena è l’unico esistente nel Nord-Est e in particolare nella Regione Veneto e sino alla passata gestione ha esteso la propria attività in decentramento nei principali Teatri della Regione, perciò sarebbe auspicabile evitare la soppressione dello stesso, preferendo ridurre altre voci di spesa al fine di riportare in equilibrio il bilancio dell’Ente,

si chiede di sapere:

quali orientamenti intenda esprimere, in riferimento a quanto esposto in premessa e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell’ambito delle proprie competenze, per porre rimedio all’annosa questione che sta colpendo numerose Fondazioni lirico-sinfoniche in questo periodo di grave e perdurante congiuntura economica;

se non ritenga doveroso reperire i Fondi necessari in favore del mantenimento del Corpo di Ballo stabile della Fondazione Arena di Verona, conosciuta l’importanza di quest’ultimo in tutto il territorio della Regione Veneto;

se sia a conoscenza delle ragioni in base alle quali, in data 7 aprile u.s., il Sovraintendente -dott. Girondini – e il Presidente della Fondazione Arena – Sig. Flavio Tosi- nel corso della mattinata abbiano dato garanzie di solidità dell’Ente e nel corso del pomeriggio ne abbiano accettato la messa in liquidazione coatta per stato di grave insolvenza e illiquidità finanziaria;

se lo scambio di note tra la Fondazione e la Direzione Spettacolo del Ministero in indirizzo fosse di dominio pubblico o se si sia trattato di una conversazione privata su questione riguardanti interessi della collettività;

se, nell’attuale fase di spending review a cui è sottoposta la Fondazione Arena, non intenda attivarsi affinché – al posto di sopprimere il Corpo di Ballo stabile- si proceda all’interruzione del contratto di collaborazione con la dr.ssa Tartarotti, attuale Direttore Operativo nominato dall’ex Sovrintendente Girondini. Quest’ultima è firmataria di un contratto della durata di cinque anni, con uno stipendio di 135mila euro l’anno, per un totale di 675mila euro dunque, costa ai cittadini e grava sui bilanci della Fondazione per circa 900 euro al giorno durante le sue cadenzate visite a Verona. Sospenderle il contratto significherebbe eliminare uno spreco e mantenere il Corpo di Ballo nei prossimi due anni, cruciali per il rilancio dell’attività;

se non ritenga doveroso attivarsi, con tutti gli strumenti a propria disposizione, a trovare un accordo affinché la Regione Veneto possa usufruire del Corpo di Ballo dell’Arena di Verona nell’ambito di un immediata programmazione regionale di decentramento e che interagisca, in caso di necessità, con tutte le Fondazione Lirico-Sinfoniche delle Regioni Veneto e Friuli-Venezia Giulia;

se non creda che, alla luce della programmazione e della messa in scena degli spettacoli avvenuta nelle scorse stagioni, incrementando le repliche degli stessi, data la notevole affluenza di pubblico, con un’attività di marketing adeguata, si potrebbe verificare un extra gettito utile a coprire le perdite di bilancio degli anni precedenti.