Arte e Cultura a Verona: potenzialità inespresse

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veroneseveronalogoCome un orologio fermo segna l’ora giusta due volte al giorno, anche a Verona, ogni tanto, si riesce a fare cultura. Ci riferiamo alla mostra monografica su Paolo Caliari, detto il Veronese (1528 -1588) “L’illusione della realtà”  da poco conclusasi in Gran Guardia, curata da Paola Marini, direttrice del Museo di Castelvecchio, e da Bernard Aikema, ordinario dell’Università degli Studi di Verona. In essa possono ravvisarsi non pochi elementi meritori, da cui è necessario partire per ripensare la cultura nella nostra città: lungi dal rappresentare l’ennesimo esempio di commercializzazione dell’arte, l’esposizione è nata primariamente quale mostra di ricerca per l’avanzamento degli studi (attraverso giornate di studi, pubblicazioni, restauri), riuscendo ad attirare a Verona i più importanti storici dell’arte del mondo; d’altro canto ha evitato l’iper-specializzazione attraverso eventi collaterali divulgativi ed itinerari di scoperta della città e del territorio, di fatto portando non solo le opere al pubblico, ma il pubblico alle opere.
Su questa positiva linea, non d’Ombra (intelligenti pauca!), è necessario replicare tale virtuosa collaborazione fra amministrazione (che offre patrocinio e risorse, concede spazi espositivi…) ed università (che cura l’esposizione e la ricerca) per produrre mostre di qualità nell’ottica di un autentico servizio al pubblico e alla cultura. Anziché scomodare Tutankhamon e l’onnipresente Van Gogh, cerchiamo di riportare l’attenzione sui tesori invisibili del nostro territorio, sconosciuti ai più perché non valorizzati o, banalmente, inaccessibili: risparmieremo in risorse, guadagneremo in turismo, valorizzeremo il territorio (e ciò che vi insiste), daremo lavoro ad un ricercatore, rimpingueremo il patrimonio culturale condiviso della nostra provincia.
Verona è città dalle enormi potenzialità inespresse, dove manca una progettualità e le iniziative positive rappresentano purtroppo una felice eccezione. Le risorse spesso non mancano (soprattuto grazie al meritorio contributo di Fondazioni private), ma vanno ben indirizzate e soprattutto sottratte dal dogma ormai imperante del “privato è meglio”: Paolo Veronese ci ha insegnato che qualità e ricerca possono convivere con risultato economico, speriamo non sia l’ennesima illusione della realtà.

N.B.